6) Strauss. Ges Cristo come mito sacro.
Secondo Strauss la storia di Cristo  la storia della natura umana
perch mostra come l'uomo deve essere. Ci spiega il successo
straordinario dei Vangeli, il cui valore spirituale  universale.
Il nome Horst  ricordato soltanto in questa pagina dell'opera.
D. F. Strauss, La vita di Ges o Esame critico della sua storia,
volume secondo (vedi manuale pagine 8-9).
Gi anteriormente Horst aveva espresso con una speciale chiarezza
questo concetto simbolico della storia di Ges. Che tutto quanto
si narra del Cristo, sia o no vera storia, la , secondo questo
autore, questione ormai piuttosto indifferente per noi, e che
d'altronde noi non siamo pi in grado di risolvere. Anzi, egli
segue, se vogliam esser sinceri, confesseremo che per la parte
illuminata de' nostri contemporanei pi non  che pura favola ci
che, per gli antichi fedeli cristiani, era storia sacra; i
racconti della nascita soprannaturale del Cristo, de' suoi
miracoli, della sua risurrezione, dell'ascensione sua, debbono
rigettarsi come contrari alle leggi della nostra facolt
conoscitiva. Ma chi li consideri non pi col solo aiuto
dell'intelligenza, siccome vera storia, bens, col sussidio del
sentimento e dell'immaginazione, siccome poesia, trover che nulla
 arbitrario in questi racconti, che ogni cosa, in essi, ha sue
radici nel profondo dello spirito umano e nei punti per cui questo
comunica con la divinit. Veduta sotto tale aspetto, la storia
intera del Cristo agevolmente collegasi con quanto havvi
d'importante per la coscienza religiosa, di vivificante per
un'anima pura, di attraente per un sentir delicato. Questa storia
 una bella e santa poesia della umanit generale, in cui si
riuniscono tutti i bisogni del nostro istinto religioso: e ci
forma per lo appunto il massimo onore del cristianesimo e la prova
migliore del suo valore universale. La storia dell'Evangelo , in
sostanza, la storia della natura umana ridotta ad un concetto
ideale; essa ci mostra nella vita di un individuo, ci che l'uomo
dev'essere, ci ch'ei pu realmente divenire unendosi a
quell'individuo e seguendone la dottrina e lo esempio. N per
questo si nega che Paolo, Giovanni, Matteo e Luca scorgessero
fatti e storia certa in ci che a noi non pu sembrare pi altro
fuorch una finzione sacra. Ma nel loro modo di vedere eran quelli
fatti sacri e storia sacra, appunto per lo stesso motivo che oggi,
nel modo di vedere nostro, ce li fa apparire come miti sacri e
sacre finzioni. I punti di vista, soltanto, sono diversi; la
natura umana, e in essa l'istinto religioso, rimangono sempre gli
stessi. Quegli uomini, nel mondo in cui vivevano, avevano d'uopo,
per ravvivare le disposizioni religiose e morali nel cuore dei
loro contemporanei, di storie e di fatti il cui fondo essenziale
era tuttavia costituito da idee. Questi fatti, per noi, sono
invecchiati e divenuti dubii: e solo in grazia delle idee che ne
forman la base, i racconti che li racchiudono ottengono ancora il
rispetto.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 874-875.
